Confguide | Guide turistiche, “sì alla tutela della qualità, no alla confusione”
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Guide turistiche, “sì alla tutela della qualità, no alla confusione”

Alcune associazioni di rappresentanza delle guide turistiche, prevalentemente di livello locale, hanno manifestato il 9 gennaio scorso a Roma davanti al Mibact per protestare contro la possibile intesa Stato-Regioni sulla guida nazionale, già firmata dalla Conferenza delle Regioni il 21 dicembre 2017.
Confguide si dissocia da “qualunque iniziativa che generi strumentalmente ambiguità e confusione, anziché contribuire a risolvere una vicenda normativa complessa e delicata, con rischio di ulteriori danni per la categoria” e, nel ribadire che la posizione politica della Federazione nazionale delle Guide Turistiche di Confcommercio Imprese per l’Italia, resta quella comunicata a suo tempo al Mibact, ha ritenuto di diffondere oggi questo comunicato stampa


 

Confguide, l’associazione di categoria delle guide turistiche di Confcommercio, si dichiara estranea alla manifestazione di protesta davanti alla sede del MIBACT, svoltasi ieri 9 gennaio 2018 per iniziativa solo di alcune associazioni, prevalentemente di livello locale.
Confguide da sempre sostiene che le norme debbano garantire in primis l’alta qualità delle competenze delle guide turistiche operanti oggi e nel futuro in Italia e si dissocia da qualsiasi iniziativa che generi strumentalmente ambiguità e confusione, anziché contribuire a risolvere una vicenda normativa complessa e delicata, con rischio di ulteriori danni per la categoria.

 

Facciamo chiarezza!

 

Confguide ha un dialogo continuo con il Ministero e le Regioni, ai quali puntualmente fa arrivare le proprie proposte e posizioni, fin dall’entrata in vigore della legge 97/2013, che non è più in alcun modo in discussione: le guide turistiche italiane possono operare sull’intero territorio nazionale e nei paesi membri della UE, salvo limitazioni specifiche previste da ciascuno stato (non ancora in Italia) per alcuni siti di particolare interesse storico-artistico.

 

Dal 2013 restano aperte due questioni:
1) disciplinare l’accesso alla professione di guida turistica, già “nazionale” in virtù della legge 97/2013. Tale disciplina, qualsiasi sarà la sua forma normativa (Intesa Stato-Regioni, Decreto Ministeriale attuativo del comma 1 dell’art. 3 della legge 97/2013 o altre), riguarda le guide future e in nessun modo le guide già abilitate.
2) individuare i siti di particolare interesse storico-artistico-culturale per i quali occorre una specifica abilitazione.

 

Per quanto riguarda il punto 1, oggetto dell’Intesa Stato-Regioni ieri contestata, Confguide con altre associazioni di categoria (tra cui le stesse manifestanti) ha partecipato a novembre scorso ad un confronto con le Istituzioni competenti, ha fatto avere a Ministero e Regioni la propria posizione, ha ripetutamente espresso nelle forme e nei modi ritenuti più efficaci la propria disapprovazione su alcuni punti chiave del testo noto in bozza, ha chiesto e ribadisce ora l’individuazione di standard professionali a garanzia della qualità, in particolare:
• la laurea in materie specifiche come unico requisito di accesso alla professione
• bandi, esami e commissioni pubblici ed uniformi sull’intero territorio nazionale.
• esami che prevedano prova scritta a tema, prova orale che accerti le competenze linguistiche della lingua italiana per i candidati stranieri e della lingua straniera per i candidati italiani.
• no a corsi privati abilitanti
• sì a tirocini e corsi di aggiornamento post abilitazione per garantire la qualità nel tempo

 

Per quanto riguarda il punto 2, il tentativo normativo fatto dal Ministero, che accoglieva le richieste proprio di chi ieri protestava, è stato giustamente cassato dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato nel 2017, per l’eccessivo numero di siti individuati, un numero tanto spropositato che avrebbe di fatto inficiato la valenza nazionale della abilitazione e creato ostacoli proprio alle guide già abilitate!

 

Dal 2013 Confguide sostiene l’urgenza e la necessità di individuare pochi siti (una decina in tutta Italia), tra quelli che attraggono il maggior numero di turisti e visitatori, come è nei principali altri stati comunitari, per assicurare poi un efficace e puntuale controllo (il Ministero ha appena pubblicato i numeri degli ingressi per il 2017, da cui a nostro parere partire).

 

Confguide, infine, nel ribadire che il riconoscimento dell’alto valore culturale dell’attività di guida turistica deve partire da una migliore definizione (la guida non “accompagna nelle visite”, ma illustra, spiega, mostra, divulga, valorizza l’intero patrimonio storico-artistico-archeologico-monumentale-paesaggistico-enogastronomico e di tradizioni d’Italia), chiede un riordino complessivo e sistematico dell’intera disciplina che norma le figure professionali legate al turismo e alla cultura.

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